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OrigineAbbasid Islamic philosophyFarab / Abbasid world

Al-Farabi

872 - 950

Al-Farabi è uno di quei filosofi la cui vita è meno conosciuta di quanto la sua ambizione meriterebbe. Nato nel mondo islamico orientale e attivo nell'orbita intellettuale di Baghdad, divenne il grande architetto di una sintesi filosofica che univa la logica aristotelica, la metafisica neoplatonica e una teoria originale della politica e della profezia. Ciò che lo rese distintivo non fu semplicemente il suo dominio dell'apprendimento greco in arabo. Era la sua convinzione che la filosofia dovesse spiegare come gli esseri umani vengano educati alla verità e come la verità possa essere incarnata nella vita pubblica.

Le sue opere politiche principali, in particolare La città virtuosa e Il regime politico, presentano una visione in cui il miglior governante è sia filosofo che profeta: colui che comprende la realtà in modo dimostrativo e la traduce in immagini, leggi e istituzioni per una comunità di capacità diseguali. Questa idea lo ha reso centrale nelle discussioni sul rapporto tra ragione e rivelazione. Non è facile classificarlo come pensatore religioso o razionalista secolare, poiché cerca di dimostrare come sia la filosofia che la profezia possano servire lo stesso fine umano senza collassare l'una nell'altra.

La domanda più profonda di Al-Farabi è come una città diventi idonea alla felicità. Non tratta mai la politica come una questione di sole procedure. La città educa le anime, ordina i desideri e plasma i tipi di esseri che i cittadini possono diventare. Questo lo rende un filosofo politico nel senso più forte, ma anche un metafisico e logico: ha bisogno della gerarchia degli intelletto, della distinzione tra forme di discorso dimostrative e retoriche, e della psicologia dell'immaginazione per rendere la città intelligibile.

Le sue contraddizioni fanno parte della sua grandezza. È universalista, ma la sua città è gerarchica. È un razionalista, ma prende sul serio la profezia. È un costruttore di sistemi, ma lascia i lettori successivi a dibattere su quanto letteralmente prendere il suo governante ideale. Queste tensioni non sono difetti da appianare; sono i punti di pressione che lo mantengono vivo nella memoria filosofica.

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