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ÜbermenschIl Mondo Che Lo Ha Creato
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5 min readChapter 1Europe

Il Mondo Che Lo Ha Creato

Negli anni '80 dell'Ottocento, il mondo morale che Nietzsche aveva ereditato stava venendo meno dall'interno. La vecchia concezione cristiana della realtà non era stata semplicemente confutata da un singolo argomento; era stata svuotata dalla critica storica, dal tempo darwiniano, dalla filologia, dallo scetticismo scientifico e dalla consapevolezza che la cultura europea stava vivendo su abitudini di credenza che non poteva più sostenere onestamente. Ciò che appariva stabile dall'esterno sembrava ora a Nietzsche un sistema di valutazioni ereditate: un modo di giudicare forza, debolezza, sofferenza, pietà, orgoglio, obbedienza e auto-negazione che era diventato una seconda natura. Il problema non era semplicemente che le persone non si accordavano sulla moralità. Era che l'autorità della moralità stessa aveva cominciato a sembrare presa in prestito.

La formazione di Nietzsche acutizzò quella crisi. Come filologo classico formato in una rigorosa disciplina testuale, era immerso nelle lingue antiche e nella storia dell'interpretazione, e questo lo rese sensibile al modo in cui i valori vengono trasmessi, tradotti e maltrattati nel tempo. Aveva già rotto con la carriera accademica che un tempo sembrava definirlo, e nel 1883 scriveva come pensatore al di fuori della sicurezza istituzionale, senza un incarico universitario, fisicamente fragile e intellettualmente impaziente con le pietismi di ogni genere. Quella distanza era significativa. Non stava componendo un sistema astratto da una comoda poltrona; stava scrivendo come qualcuno che credeva che la cultura europea stesse entrando in un periodo di emergenza spirituale.

Il contesto immediato include diversi dei lavori precedenti di Nietzsche, sebbene il punto decisivo sia che era andato oltre la fiducia iniziale del suo periodo filologico e wagneriano. In La nascita della tragedia aveva ancora sperato in una rinascita culturale attraverso l'arte; in Umano, troppo umano e Alba di un nuovo giorno era diventato molto più sospettoso delle consolazioni metafisiche. Era giunto a pensare che molti ideali morali non fossero rivelazioni di verità ma invenzioni umane nate dalla paura, dal risentimento e dal bisogno sociale. Tuttavia, questo sospetto produceva una nuova difficoltà: se i valori tradizionali sono costruzioni fragili, cosa succede quando non comandano più credenza? La domanda non era più come criticare la moralità, ma cosa potesse sostituirla.

Questa era la più ampia conversazione europea in cui Nietzsche inserì la parola Übermensch. Da un lato c'era il universalismo morale, spesso ancora vestito di linguaggio cristiano anche quando separato dalla dottrina ecclesiastica. Dall'altro c'era il nuovo prestigio della scienza, che poteva spiegare molto ma sembrava incapace di dire agli esseri umani cosa fare con la libertà, la sofferenza o la gerarchia tra i fini. E dietro entrambi aleggiava un'ansia più profonda: se i cieli non legiferano più, possono gli esseri umani legiferare per se stessi senza collassare nell'arbitrarietà? Nietzsche pensava che l'epoca stesse già vivendo quella domanda, che lo ammettesse o meno.

C'erano anche predecessori classici sullo sfondo, sebbene Nietzsche li avvicinasse in modo caratteristicamente non sistematico. La tragedia greca, l'energia pre-socratica e l'auto-creazione eroica gli offrivano immagini di grandezza umana non ammorbidite da scrupoli egalitari moderni. Ma non immaginava un ritorno all'antichità. Il mondo antico non era stato inoculato contro la sofferenza; piuttosto, aveva trovato modi per trasfigurarla. Questo, per Nietzsche, era parte della sfida che la modernità aveva perso: non l'innocenza, ma la forma.

La frase Übermensch stessa entra nella storia in modo più visibile in Così parlò Zarathustra, iniziato nel 1883. Eppure la parola si inserisce in un'atmosfera di crisi molto più ampia: il crollo di fini indiscussi, il sospetto che la moralità possa essere una volontà di dominio mascherata e la paura che, una volta scomparsi gli dèi tradizionali, gli unici sostituti disponibili siano il conforto, la conformità e l'approvazione del gregge. Il bersaglio di Nietzsche non era solo la religione, ma un intero stile di esistenza che pensava fosse sempre più dominante nella moderna Europa.

Un fatto storico sorprendente aiuta a fissare l'umore. Nietzsche scrisse Zarathustra mentre viaggiava attraverso paesaggi alpini e mediterranei, spesso in periodi di intensa solitudine, e il libro arriva non come un trattato con definizioni ma come un indirizzo profetico e teatrale. Quella scelta stilistica è essa stessa filosofica. Una nuova epoca, sembra suggerire, non sarà portata da un'altra prova scolastica; richiederà un tipo di linguaggio diverso, capace di evocare piuttosto che semplicemente descrivere.

È qui che si apre la tensione. Se il vecchio tavolo dei valori sta perdendo autorità, allora o gli esseri umani inventano nuove misure o sprofondano nel nichilismo. Ma l'invenzione suona pericolosamente vicina a un capriccio. Chi ha il diritto di creare valori? Con quale criterio può essere giudicata tale creazione? La risposta di Nietzsche non sarà una semplice dottrina. Sarà una figura, un'immagine di un essere umano che può sopportare il peso dell'auto-legislazione senza pretendere che tale legislazione provenga da oltre la vita. La domanda è che tipo di persona potrebbe essere.

La risposta arriva alla soglia di Zarathustra, dove Nietzsche sceglie non un teorema ma una tentazione: il pensiero di un tipo superiore che supera il semplice essere umano reattivo. Il mondo che ha generato questo concetto era uno in cui le certezze morali ereditate stavano perdendo la loro presa, ma non era ancora apparsa alcuna nuova autorità credibile. Übermensch è il nome che Nietzsche dà alla possibilità che gli esseri umani possano diventare gli autori di significato dopo che i vecchi autori sono morti.

Il capitolo successivo deve mostrare che figura sia effettivamente quella e—ugualmente importante—cosa non sia.