Johannes Climacus
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Johannes Climacus non è una persona storica, ma una delle costruzioni letterarie più rivelatrici di Søren Kierkegaard: una coscienza pseudonima progettata per esporre le linee di frattura tra pensare ed esistere. Come nome, suona quasi scolastico, quasi ecclesiastico, persino leggermente comico, e questo fa parte del punto. Kierkegaard utilizza Climacus per indagare un pensatore che è genuinamente serio riguardo alla verità, ma sospettoso dei sistemi stessi che pretendono di fornirla in modo chiaro. In Frammenti filosofici e soprattutto in Postilla conclusiva non scientifica, Climacus diventa uno strumento diagnostico, un personaggio costruito per testare cosa accade quando la filosofia è costretta a rendere conto del fatto che gli esseri umani non si limitano a contemplare la verità; devono viverla.
Ciò che guida Climacus è la fame di certezza e il riconoscimento simultaneo che la certezza, come possesso astratto, non può salvare una vita. È affascinato dalla mediazione, dalla prova, dalla logica e dalle grandi ambizioni della filosofia speculativa, ma è anche impaziente con qualsiasi disposizione intellettuale che permetta a un lettore di confondere l'informazione con la trasformazione. Le sue giustificazioni sono sottili. Non attacca la ragione per impulso anti-intellettuale; attacca l'arroganza di pensare che la ragione possa completare il compito esistenziale di diventare un sé. Il suo progetto non è abolire la conoscenza, ma prevenire che la conoscenza diventi un alibi. In questo senso, Climacus è sia critico che confessore: espone le evasioni dei lettori moderni mentre ammette silenziosamente quanto siano allettanti quelle evasioni.
La contraddizione al centro di Climacus è che parla con straordinaria sicurezza dei limiti della sicurezza. Esegue la chiarezza insistendo sul fatto che la verità vissuta non può essere ridotta a dimostrazione oggettiva. Suona distaccato, ma il distacco stesso è una postura, una strategia retorica destinata a mettere il lettore sotto pressione. È umoristico, preciso e implacabile, eppure dietro l'arguzia si cela qualcosa di più duro: una consapevolezza che le persone spesso preferiscono la sicurezza dell'astrazione al rischio dell'impegno. Pubblicamente, Climacus appare come il freddo esaminatore della pretensione filosofica. Privatamente, come Kierkegaard lo rappresenta, è gravato dalla stessa domanda esistenziale che pone agli altri: decidere che tipo di essere si è davanti a Dio, nel tempo, senza il conforto di una prova totale.
Il costo di questa posizione è alto. Per i lettori, Climacus può essere destabilizzante, perché rimuove le scuse che permettono di ammirare il cristianesimo senza obbedirvi, o di comprendere l'esistenza senza cambiarla. Per il pensatore stesso, il costo è la perpetua incompiutezza. Non può risolvere tutto dall'interno del sistema perché il sistema è precisamente ciò che sospetta. È quindi condannato a rimanere in tensione, oscillando tra il desiderio di spiegare e il dovere di risvegliare. Quella tensione conferisce a Climacus la sua forza: è un autore fittizio utilizzato per drammatizzare la terribile serietà dell'interiorità e una maschera che consente a Kierkegaard di parlare con una libertà insolita del prezzo di diventare un sé.
