Martha Nussbaum
1947 - Present
Martha Nussbaum è stata una delle interlocutrici più penetranti e formidabili di Peter Singer, poiché condivide la sua preoccupazione per gli animali, la dipendenza e la giustizia globale, rifiutando però la sua tendenza a ridurre la valutazione morale all'aritmetica della sofferenza. Se Singer è l'analista del dolore prevenibile, Nussbaum è l'anatomista del fiorire umano e animale. La sua domanda centrale non è semplicemente quanto dolore possa essere ridotto, ma cosa un essere vivente necessita per vivere una vita che sia completa, dignitosa e veramente propria.
Questa domanda è radicata in un temperamento plasmato dalla vulnerabilità. La filosofia di Nussbaum ritorna ripetutamente alla fragilità, alla vergogna, al lutto, alla disabilità e ai modi in cui le istituzioni falliscono nei confronti dei corpi che non si conformano alla norma. Il suo lavoro suggerisce un'immaginazione morale formata non in astratto, ma in stretto contatto con le indignità della dipendenza: bambini, anziani, disabili, esclusi politicamente e animali diventano casi esemplari per valutare se una società possa riconoscere gli esseri come fini in sé stessi piuttosto che come strumenti in un calcolo più ampio. È attratta dall'ambizione di Singer perché rompe la compiacenza del privilegio, ma resiste al suo quadro teorico perché vede quanto facilmente una singola metrica possa cancellare la trama delle vite.
In opere come Frontiers of Justice e saggi correlati, sostiene che l'approccio delle capacità cattura meglio la ricchezza della vita etica e politica rispetto al calcolo utilitaristico. La sofferenza conta, ma contano anche la salute fisica, la ragione pratica, l'affiliazione, l'immaginazione, il gioco, il controllo sull'ambiente e le condizioni sociali che rendono questi poteri utilizzabili. Questo non è semplicemente una preferenza filosofica; è un tentativo di garantire uno status morale per coloro che i sistemi basati sull'efficienza sacrificano regolarmente. In questo senso, la sua scrittura è un atto di riparazione, un contro-etica costruita contro la freddezza dell'aggregazione.
La sua critica a Singer è sottile ma incessante. Non nega l'importanza di alleviare la sofferenza, né disprezza la preoccupazione per gli animali o i poveri globali. Invece, sostiene che il ragionamento utilitaristico può appiattire differenze moralmente significative tra le vite e può proteggere inadeguatamente coloro le cui vulnerabilità sono strutturali, specialmente le persone con disabilità. La critica ha un risvolto personale: la persona pubblica di Nussbaum è quella del universalismo umano, ma la sua filosofia è intensamente accusatoria nei confronti delle istituzioni che affermano di prendersi cura mentre preservano la gerarchia. Ella espone il modo in cui un linguaggio benevolo può nascondere l'esclusione.
La conseguenza del suo intervento è duplice. Per molti lettori, apre un vocabolario più ricco per la giustizia, uno che può sostenere i diritti delle persone con disabilità, il benessere degli animali e le politiche sociali senza costringerli in un unico bilancio di felicità netta. Ma il suo approccio comporta anche un costo: insistendo su una concezione più esigente di fioritura, alza il livello morale per stati, scuole, famiglie e mercati, rivelando quanto spesso la "cura" sia sottofinanziata, parziale o sentimentale. In questo senso, Nussbaum non cancella Singer, quanto piuttosto lo mette alle strette. Aiuta a mostrare perché il suo cerchio allargato rimanga convincente e perché molti filosofi pensano che il cerchio debba essere ampliato in modo più plurale e meno aritmetico.
