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5 min readChapter 3Europe

Il Sistema

La risposta di Whitehead a questo problema è un sistema, e il sistema è la parte più esigente della filosofia del processo. Non basta dire che tutto scorre; bisogna spiegare perché qualcosa tiene insieme a lungo sufficiente per essere nominato, conosciuto o amato. Whitehead distingue quindi tra occasioni attuali fugaci e “società” più durevoli, gruppi di occasioni i cui schemi ereditati producono entità riconoscibili. Una roccia, una tempesta, un corpo vivente, una nazione e persino una personalità umana possono essere comprese come società di eventi organizzate da forme ricorrenti.

Questa distinzione compie due cose contemporaneamente. In primo luogo, preserva la realtà della persistenza senza rendere la persistenza ultima. In secondo luogo, consente a Whitehead di spiegare perché diversi tipi di cose perdurano in modi diversi. Una roccia persiste attraverso una ripetizione relativamente semplice; un organismo persiste attraverso una delicata autoregolazione; una persona persiste attraverso la memoria, l'intenzione e la relazione sociale. La vecchia metafisica trattava tutte le entità come se condividessero un unico modo di essere. Whitehead insiste sul fatto che ci sono molti gradi di ordine e che la metafisica deve tener conto di quella pluralità.

Il centro tecnico del sistema è la “concrescenza”, il processo attraverso il quale una nuova occasione attuale viene in essere sintetizzando il suo mondo. Un'occasione non riceve il passato come un pacchetto finito; unifica attivamente i dati rilevanti in un risultato presente. Questa è un'idea sorprendente perché conferisce alla creatività un ruolo ontologico. Il mondo non è semplicemente riorganizzato da materiali preesistenti; ogni nuova occasione è un atto fresco di sintesi. Whitehead chiama questo il “progresso creativo verso la novità”, una frase che cattura l'ambizione della dottrina: diventare non è decadenza dalla stabilità, ma produzione di nuova attualità.

L'opera più famosa degli scritti successivi di Whitehead, Process and Reality (1929), costruisce questa visione in un quadro cosmologico. Qui troviamo non solo occasioni e società, ma anche Dio, inteso in un modo che ha generato tanto dibattito quanto ammirazione. Il Dio di Whitehead non è il motore immobile del teismo classico. Invece, Dio ha sia una natura “primordiale” che una “conseguente”: un polo ordina le possibilità, l'altro percepisce le attualità del mondo. Il punto non è trasformare Dio in una super-persona, ma spiegare come possibilità e valore siano intrecciati in un mondo di divenire.

Qui il sistema si estende oltre la metafisica nell'etica e nell'estetica. Se il mondo è un processo di sintesi creativa, allora il valore non è un'aggiunta esterna. Ogni occasione seleziona tra possibilità, e in quella selezione alcune forme di ordine sono più ricche, più armoniose, più intense di altre. La nozione di Whitehead “i molti diventano uno e sono accresciuti da uno” cattura questa aspirazione all'unità senza perdita. Il mondo non raccoglie semplicemente frammenti; cerca, per quanto imperfettamente, di trasformare la molteplicità in esperienza arricchita.

Quel principio può essere illustrato nella vita quotidiana. Una conversazione non è un insieme di enunciati separati, ma un processo in cui ogni risposta porta avanti la forza della precedente mentre altera il tutto. Una sinfonia funziona in modo simile: i temi ricorrono, si trasformano e ritornano con significato alterato. Anche una teoria scientifica si comporta in questo modo. Essa eredita anomalie, le integra dove può, e poi dà origine a un nuovo ordine concettuale. La filosofia del processo vede tali casi non come analogie imposte dall'esterno, ma come scorci del modello fondamentale della realtà.

La stessa struttura si estende nella politica e nella civiltà. Il temperamento più ampio di Whitehead lo portò a diffidare dei sistemi che congelano la vita in forme rigide, sia nelle istituzioni che nel pensiero. Una società che non può adattarsi diventa fragile; una filosofia che non può ammettere la novità diventa morta. Eppure, la filosofia del processo non è semplicemente anti-ordine. Valuta forme che possono ricevere il futuro senza collassare sotto di esso. La stabilità, in questo registro, è un risultato disciplinato, non un dato metafisico.

È qui che il modo di pensare di Whitehead diventa simultaneamente esaltante e difficile. Promette un universo in cui mente, materia, valore e novità sono aspetti di un unico tessuto continuo. Ma quella promessa dipende da un vocabolario intricato. Prehensione, concrescenza, nexus, oggetto eterno, scopo soggettivo: ogni termine risolve un problema e ne apre un altro. La ricompensa è immensa: un resoconto di un mondo in cui le relazioni sono reali fino in fondo. Il prezzo è l'ingresso in un'architettura metafisica che può sembrare più una cattedrale che un laboratorio.

Eppure, la forza del sistema non è meramente la sua complessità. È il fatto che preserva ciò che la riduzione meccanicistica tende a perdere: la direzione percepita del divenire. Un'occasione non è solo spinta da dietro; è anche orientata verso un futuro possibile, per quanto minimamente. Whitehead cerca quindi di fare spazio per l'agenzia a ogni scala. Il mondo non è fatto di unità statiche in attesa di essere messe in movimento. È fatto di eventi che ricevono, scelgono e si completano.

Alla sua massima estensione, quindi, la filosofia del processo offre una cosmologia di interdipendenza, creatività e ordine graduato. Dice che la realtà non è un inventario di sostanze, ma un dispiegamento di occasioni i cui risultati diventano le condizioni per ulteriori risultati. L'eleganza del sistema invita all'ammirazione. La sua ampiezza invita alla sospettosità. Se tutto è evento e relazione, che fine fa l'identità, la verità e la struttura oggettiva? Queste sono le domande che i critici pongono con maggiore incisività.