The Philosophy ArchiveThe Philosophy Archive
Back to David Hume
InterlocutoreIrish Enlightenment / Anglican philosophyIreland

George Berkeley

1685 - 1753

George Berkeley è spesso ricordato come un'anomalia filosofica, il vescovo che negò la sostanza materiale e insistette che essere significa essere percepito. Ma ridurlo a una curiosità significa perdere la forza della sua mente. Per Hume, Berkeley non era semplicemente un bersaglio o una novità; era un interlocutore disciplinato che aveva portato l'empirismo a un punto di pericolosa onestà. Se tutta la conoscenza deriva dalle idee nella mente, chiese Berkeley, cosa giustifica il salto ulteriore verso un substrato materiale inconoscibile dietro quelle idee? La domanda non era ornamentale. Era un bisturi.

Quella domanda era importante perché Berkeley rivelò quanto della certezza ordinaria si basi sull'abitudine e sulla consuetudine verbale piuttosto che sulla conoscenza diretta. In A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge e nei Three Dialogues between Hylas and Philonous, smantellò l'assunzione che l'esperienza sensoriale ci dia accesso a un mondo materiale indipendente dalla mente. Questo non era mero iconoclastismo. La spinta più profonda di Berkeley era morale e religiosa. Temette che se la filosofia concedesse troppo all'astrazione, avrebbe lasciato spazio allo scetticismo, all'irreligione e alla corrosione della vita comune. Il suo immaterialismo era inteso come un'operazione di salvataggio: rimuovere la finzione metafisica della materia, e il mondo diventa più, non meno, intelligibile all'interno di un quadro teistico.

Quel salvataggio venne con un costo psicologico. La postura pubblica di Berkeley è quella di una serena certezza: pia, lucida, quasi pastorale. Eppure l'intensità del suo attacco alla sostanza materiale suggerisce un pensatore perseguitato dall'instabilità. Non negò semplicemente la materia per capriccio. Sembra aver creduto che le abitudini della filosofia fossero diventate ingannevoli, che il linguaggio avesse sedotto i pensatori a inventare entità che non avrebbero mai potuto conoscere genuinamente. La sua soluzione era una purificazione radicale. Tutto ciò che non poteva essere esperito come un'idea, o fondato nella percezione divina, veniva trattato come un bagaglio superfluo. Il prezzo di quella chiarezza era il distacco della filosofia dal mondo di buon senso che pretendeva di descrivere.

La vita di Berkeley rivela anche una tensione tra idealismo e ambizione mondana. Era un ecclesiastico, educatore e sostenitore pubblico, non un speculatore chiuso in un chiostro. Cercò patrocinio, viaggiò ampiamente e promosse ambiziosi progetti pratici, inclusi progetti coloniali ed educativi. Questa utilità pubblica si colloca scomoda accanto all'austerità interiore della sua metafisica. La stessa mente che negò la materia doveva anche navigare tra istituzioni, finanza, potere e dipendenza sociale. La sua filosofia poteva aspirare alla certezza, ma la sua carriera richiedeva negoziazione, compromesso e la stessa macchina mondana della vita ecclesiastica e politica.

Hume prese Berkeley sul serio perché Berkeley mostrò fino a che punto potesse arrivare l'auto-critica empirista. Hume estese quella pressione in uno scetticismo più ampio riguardo alla causalità, all'identità e al sé. Tuttavia, i due uomini divergono nettamente nel temperamento. Berkeley protegge la fede rivedendo la metafisica; Hume, più scettico e meno consolante, spiega la credenza attraverso la psicologia umana e la consuetudine. Berkeley è quindi sia predecessore che avvertimento. Mostra che lo scetticismo sulla sostanza non deve diventare dubbio totale, ma mostra anche quanto riparazione metafisica sia necessaria per mantenere in piedi un mondo coerente. Il genio più freddo di Hume fu quello di lasciare fallire quella riparazione, per poi chiedere cosa facciano gli esseri umani quando la certezza è svanita.

Philosophies